MiniWatt.it
Il sito dell'efficienza energetica
 
 

MiniWatt.it è un servizio d'informazione online dedicato all'energia, al risparmio energetico, all'efficienza energetica e alle relative tecnologie

Risparmiare energia non è più una scelta, ma una vera e propria necessità di vita

Direttore: Uwe Wienke, architect SIA

EDITORIALE

Home energia Edificio & Energia ARCHITETTURA ECOLOGICA ECONOMIA Cambiamento climatico AMBIENTE
Tecnologie Progetti Eventi Dossier Archivio Pubblicazioni Links
MiniWatt.it           e-mail
 
CLIMATOLOGIA
 
Il volto antidemocratico dei climatologi
Di Uwe Wienke
Il vertice sul clima di Copenaghen è,come si sa, fallito. I climatologi sono frustrati e se la prendono con la democrazia accusandola di essere incapace a reagire alla minaccia del cambiamento climatico e le sue conseguenze. Si direbbe che forse preferiscano la dittatura.
AP
Più nero non si può: un’immagine frequentemente riportata quando si parla della possibilità di una catastrofe climatica.
(01-01-2010) Il fallimento del vertice sul clima di Copenaghen è il risultato del fatto che non tutti i paesi considerano la lotta contro il cambiamento climatico il maggiore problema dei nostri giorni. I paesi in via di sviluppo e quelli emergenti – capeggiati da Cina e India – devono ancora lottare contro la povertà delle loro popolazioni. Ed è questo il loro problema più grande.
 
Certi climatologi non capiscono o non vogliono capire questo fatto. Si sono fissati sulle proprie previsioni che spacciano come indiscutibile risultato della loro ricerca - indiscutibile perché “scientifico”. Essi dimenticano che non esiste nessuna teoria scientifica che non sia discutibile ed è questo il bello della scienza. Se i climatologi si ostinano a ritenere i risultati delle loro ricerche assolutamente indiscutibili, sono davvero scienziati pietosi.
 
Si lamentano del fatto che molti politici non ritengono le loro previsioni così importanti da subordinare tutte gli altri problemi politici a quella della lotta contro il cambiamento climatico. I climatologi difendono a spada tratta la loro posizione secondo cui l’umanità oggi si trova davanti a un bivio storico e sostengono che la continuazione della vecchia politica economica porti direttamente a una catastrofe climatica senza precedenti. Catastrofismi di questo genere li abbiamo già sentiti molti anni fa da certi ambientalisti che, come i climatologi oggi, si sentono chiamati a salvare il mondo.
 
Il climatologo tedesco Hans Joachim Schellnhuber, direttore del Potsdam Institut für Klimafolgenforschung (PIK) e consulente del governo tedesco e dell’Unione Europea, chiede la realizzazione di una vita sostenibile su scala mondiale e una “grande trasformazione sociale”, senza tuttavia spiegare che cosa intende con questa. Anche per altri climatologi parte di questa “grande trasformazione” è un “nuovo regime politico”. Nel loro libro "The Climate Change Challenge and the Failure of Democracy", gli australiani David Shearman e Joseph Wayne Smith scrivono: “Per introdurre una politica che combatta severamente le emissioni di gas serra abbiamo bisogno di un governo autoritario”.
 
E anche il climatologo James Hansen del Goddard Spaceflight Center della NASA è convinto che i processi democratici non funzioano nel caso del cambiamento climatico. Anche James Lovelock, padre dell’ipotesi GAIA, scrive nel suo libro “The Vanishing Face of Gaia", che si debba rinunciare alla democrazia se si vuole vincere la sfida del cambiamento climatico. Secondo lui ci troviamo davanti a una vera e propria guerra contro un futuro catastrofico.
 
Queste affermazioni di noti climatologi mi ricordano le parole di un vecchio professore universitario italiano, convinto ambientalista della sinistra, che molti anni fa mi diceva che ci vorrebbe uno “Stalin ambientalista” per farla finita una volta per tutte con la continua distruzione dell’ambiente.
 
Perché scienziati chiedono un cambiamento radicale della politica? Perché sono convinti al cento per cento della veridicità dei risultati da loro ottenuti? O perché vogliono che la politica faccia tutto quello che loro dall’alto della loro visione del mondo ritengono necessario? Oppure perché semplicemente vogliono solo dare più peso alla propria professione?
 
La democrazia possiede indubbiamente delle debolezze. Per esempio, 70 anni fa, le potenze democratiche non sono riuscite ad evitare la Seconda Guerra Mondiale che ha portato a 55 milioni di vittime, perché un solo dittatore guerrafondaio la voleva. Ma la democrazia ha anche i suoi punti di forza e questo lo dimostra lo stesso esempio. La Seconda Guerra Mondiale fu vinta dall’alleanza di quattro stati di cui tre erano democrazie e la quarta una dittatura. Questo esempio dimostra che anche la democrazia è capace di affrontare e risolvere gravi problemi.
 
L’accusa dei climatologi è che le democrazie sarebbero troppo lente per essere in grado di evitare la catastrofe climatica, pronosticata dagli stessi climatologi. Loro vogliono che la politica la finisca con le infinite discussioni e agisca subito e non rimandi a domani, nonostante che questa catastrofe climatica sia solo un’ipotesi, lo scenario peggiore. Questa catastrofe per certi gruppi è già una realtà. Così, in un suo recente rapporto, il Global Humanitarian Forum prevede annualmente 300 mila morti a causa delle alte temperature e danni per 125 miliardi di dollari. Questa è pura aritmetica catastrofista senza nessun concreto fondamento.
 
La proposta dei climatologi di agire preventivamente in questo momento a me sembra la stessa cosa che se nel ‘900 qualcuno avesse chiesto di intraprendere azioni contro la diffusione delle automobili in previsione delle future vittime della strada. Oggi, i problemi del traffico automobilistico e anche le vittime della strada sono una realtà con cui ci siamo abituati a convivere, così come si abitueranno i nostri posteri a convivere con le conseguenze del riscaldamento globale che probabilmente non saranno tutte catastrofiche.
 
L’atteggiamento paradossale dei climatologi è stato commentato già molti decenni fa dall’economista austriaco Friedrich von Hayek (1899-1992) anche se in un altro contesto. Egli osservò che sotto l’impressione dei forti progressi scientifici si rafforza la convinzione di certi scienziati che il mondo abbia bisogno di “un’ampia e razionale guida di tutte le attività umane”. “Per questo motivo”, aggiungeva Hayek, “le persone entusiaste del progresso delle nozioni scientifiche diventano spesso nemici della libertà”.
 
Lo stato autoritario non è già di per sé in grado di risolvere meglio il problema delle emissioni di gas serra. L’attuale Cina è uno stato autoritario, ma sicuramente non è l’esempio auspicato dai climatologi e dagli ambientalisti che dovrebbero finalmente capire che gli altri possono e devono avere una visione diversa delle cose.
 
Google
 

 

 
 
EnergyPedia, l'enciclopedia online dell'energia in costante sviluppo ed ampliamento.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Efficienza energetica

Edificio & Energia

Tecnologie

Cambiamento climatico

Una serie di articoli sul cambiamento del clima
Links
Breathing Earth
  Presenta un quadro mondiale delle emissioni di anidride carbonica (CO2), insieme alle nascite e ai decessi - tutto in tempo reale 

MiniWatt Dossier

 

 
 
 

© Copyright by: Uwe Wienke