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MiniWatt.it
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EnergyPedia
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Centrali
elettriche solari
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- Nelle
regioni che godono di elevati apporti solari, le centrali solari
termiche sono una soluzione che consente la produzione
d’energia elettrica in maniera ecologica e senza alterare il
clima. Teoricamente solo l’uno percento del Sahara sarebbe
sufficiente per coprire l’intera domanda elettrica mondiale.
La produzione d’elettricità con la tecnologia del solare
termico fonda su un semplice principio: La radiazione
elettromagnetica del sole viene concentrata per mezzo di specchi
e trasformata in energia termica. Le alte temperature ottenute
consentono l’uso delle convenzionali turbine a vapore o a gas
o di un motore Stirling.
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- Allo
stato attuale, la tecnologia più economica per trasformare la
radiazione solare in energia elettrica è quella dei collettori
parabolici, così come quelli costruiti, a partire dagli anni
ottanta, negli Stati Uniti. Le nove centrali nel deserto Mohave
(California), che hanno una potenza complessiva di 354 MW,
producono annualmente circa 800 MWh d’energia elettrica.
Alcune centrali di questo tipo, attualmente in progettazione,
dovrebbero sorgere in Spagna.
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- Centrali
solari termiche a torre possono anche essere integrate in
centrali termoelettriche esistenti dove contribuirebbero a
ridurre i costi di produzione. Questo sistema consente
l’introduzione graduale della tecnologia nella produzione
elettrica e gradualmente sostituire i combustibili fossili.
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Collettori
parabolici
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- La
tecnologia dei collettori parabolici è oggi la più economica
per convertire l’energia solare in energia elettrica, perché
può essere facilmente integrata nelle convenzionali centrali
termoelettriche. Nelle centrali termoelettriche la corrente
elettrica è prodotta da alternatori azionati da turbine a
vapore o a gas. Il vapore si ottiene normalmente bruciando gas
naturale, petrolio o carbone, ma le alte temperature che
occorrono per produrre vapore ad alta pressione possono essere
raggiunte anche tramite specchi parabolici che concentrano la
radiazione solare. Nel fuoco degli specchi l’intensità della
radiazione è maggiore quasi 80 volte quella normale. Nel fuoco
si trova un tubo (assorbitore o receiver) in cui circola un
fluido (olio sintetico o una fusione salina) che si riscalda
fino a quasi 400 °C. Uno scambiatore trasferisce poi il calore
all’acqua che si trasforma in vapore ad alta temperatura, il
quale mette in azione la turbina.
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- Gli specchi parabolici
devono avere una geometria precisa ed essere robusti per poter
resistere anche a forti venti. Ogni singolo specchio possiede
una guida automatica che lo orienta sempre verso il sole. I
riflettori, costruiti normalmente con uno speciale vetro,
riflettono bene lo spettro solare e sono resistenti ai graffi. I
tubi assorbenti hanno una superficie selettiva e sono alloggiati
in un tubo di vetro sotto vuoto che li protegge e rende minime
le perdite di calore per trasmissione.
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- Le
uniche centrali solari a specchi parabolici (Solar Electric
Generatine Systems = SEGS) che producono corrente elettrica a
scopi commerciali, sono quelle nove in California, realizzate
tra il 1985 e il 1991. Nei 15 anni d’esercizio, questi
impianti si sono rivelati molto resistenti ed efficienti; la
disponibilità dei loro sistemi tecnologici, negli ultimi anni,
è stata sempre superiore al 98%.
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- Schema
di una centrale a specchi parabolici
- (Fonte:
DLR, elaborazione
grafica: MiniWatt.it)
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- Lo
sviluppo di una tecnologia completamente europea è cominciato
solo negli anni Novanta. Il collettore Euro Trough è stato
sviluppato dalle industrie Abengoa, Flabeg Solar e Schlaich,
Bergermann & Partner in collaborazione con il Centro
aeronautico e spaziale tedesco (DRL) ed è stato collaudato nel
Centro di ricerca Plataforma Solar de Almeria. Nell’ambito del
progetto SKAL-ET è stata costruita in California una linea
lunga 800 metri di questi collettori che attualmente sono
sottoposti prove per ottenere dati sulla loro efficienza e sulle
possibilità di un ulteriore miglioramento.
Oggi, la ricerca in questo campo si concentra sullo
sviluppo di un receiver parabolico, lo sviluppo di un
accumulatore termico costruito con uno speciale cemento che
resista alle alte temperature, la progettazione dell’impianto
dimostrativo AndaSol e studi che riguardano i cosiddetti
collettori Fresnel.
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Centrali
solari a torre
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- In
queste centrali la radiazione solare è concentrata da
specchi, i cosiddetti eliostati, su una caldaia (receiver)
posta su una torre. L’energia che colpisce la caldaia supera
alcune centinaia di volte la normale radiazione solare e
riscalda il fluido nella caldaia fino a 1100 °C.
Dall’inizio degli anni Ottanta ad oggi sono 10 le
centrali di questo tipo costruite a scopi sperimentali.
Gli impianti si distinguono per il mezzo che trasporta il
calore: oltre al vapore prodotto direttamente e fusioni saline
viene sperimentato anche il trasporto con l’aria.
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- Il
trasporto del calore tramite il vapore si è rivelato
insoddisfacente perché comporta difficoltà tecniche e
nell’accumulo si verificano notevoli perdite termodinamiche.
Anche il sale, che possiede buone caratteristiche conduttive,
ha degli svantaggi: tutte le tubature devono essere
riscaldabili elettricamente per evitare che il sale congeli.
L’aria, nonostante la sua cattiva capacità termica, ha il
vantaggio di non creare problemi tecnici, è innocua ed
illimitatamente disponibile. L’insufficiente trasmittanza
termica dell’aria può essere compensata con l’uso di un
cosiddetto receiver volumetrico che ha un’elevata superficie
interna. L’aria riscaldata fino ad una temperatura di 1100
°C può essere direttamente utilizzata per far girare delle
turbine a gas.
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- Schema
di una centrale a torre – Integrazione in una centrale
elettrotermica
- (Fonte:
DLR, elaborazione
grafica: MiniWatt.it)
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Sistema
Dish-Stirling
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- In
siti isolati, lontani da linee elettriche, il sistema
Dish-Stirling offre un’alternativa alla produzione
convenzionale di energia elettrica tramite un motore diesel. La
potenza degli impianti Dish-Stirling è tipicamente compresa tra
5 e 50 kW; potenze più elevate si possono ottenere con la
combinazione di una serie di questi impianti.
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- Lo
specchio riflettente è in questo caso una calotta parabolica
orientata verso il sole da una guida automatica. Nel fuoco dello
specchio si trova il receiver e l’unità Stirling. Il receiver
assorbe l’irradiazione e la conferisce come calore ad alta
temperatura al motore Stirling che è combinato con un
alternatore.
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- Gli
impianti Dish-Stirling vengono sviluppati sin dagli anni Ottanta
negli Stati Uniti e in Germania. Negli Stati Uniti sono tre i
consorzi che si occupano dell’introduzione della tecnologia
nel marcato. In Germania è la Schlaich, Bergermann &
Partner che sviluppa, assieme ad altre sei società tedesche e
spagnole, e con contributi finanziari dell’Unione Europea, un
sistema chiamato “Euro-Dish”. L’obiettivo è la riduzione
dei costi degli impianti. Una possibilità in questo senso la
offre, per esempio, l’alleggerimento della costruzione del
riflettore parabolico (concentratore). Il nuovo concentratore,
con un diametro di 8,5 metri, è adesso una membrana sandwich di
vetroresina.
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- Allo
scopo di aumentarne il rendimento, la superficie di Euro-Dish è
del 25 %
maggiore di quella necessaria per raggiungere la potenza
nominale del motore Stirling. In caso di apporti solari massimi
si perde del calore, ma in caso di apporti medi, il motore
Stirling funziona con un alto rendimento. In siti dove si hanno
apporti massimi solo per poche ore, la produzione media annuale
d’energia aumenta di circa il 30%.
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- Sin
dal dicembre del 2000, ad Almerìa si stanno sperimentando due
prototipi. Le esperienze dovrebbero dare delle indicazioni per
ridurre ulteriormente i costi e per iniziare la produzione in
miniserie. In Italia e in India sono in costruzione degli
impianti sperimentali per studiare il montaggio, l’esercizio e
la manutenzione nelle reali condizioni di questi paesi.
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