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Edifici solari ieri e oggi
 

Architettura climatica

La principale fonte di energia sul nostro pianeta è il sole. L’energia irradiata dal sole mette in movimento l’atmosfera e il ciclo delle acque e alimenta il processo di fotosintesi il fine della quale sono i combustibili. L’energia eolica e idraulica, il legno, il carbone, il petrolio e il gas naturale hanno una sola origine: l’energia solare. Il movimento dell’aria e delle acque, insieme alla diretta radiazione solare, determina il nostro clima che, come sappiamo tutti, non è uguale in tutte le parti del pianeta e cambia con le stagioni. L’uomo ha colonizzato quasi tutte le regioni della terra, dalle zone calde tropicali fino ai circoli polari, e quindi ha dovuto adeguarsi a varie condizioni climatiche e costruire le sue dimore in stretto rapporto a queste condizioni.
 
Costruire edifici in rapporto alle condizioni climatiche locali, ha una tradizione che risale a tempi preistorici. Ancora oggi le architetture tradizionali in tutto il mondo rispecchiano questa consuetudine - non dimentichiamo che l’architettura tradizionale dipende naturalmente anche dal materiale disponibile. Il fatto è più evidente in regioni caratterizzate da climi estremamente caldi e freddi come in Africa e Siberia, meno in regioni con climi temperati come nell’Europa centrale. L’Italia, che si estende dalle Alpi per arrivare quasi all’Africa, offre un ricco quadro di architetture tradizionali che ci permette studiare le varie espressioni che l’architettura che si è sviluppata in rapporto al clima può assumere. Esempi classici sono le case dell’arco alpino costruite in pietra e legno, i Trulli, i Sassi di Matera e il dammuso della Pantelleria.
 
A proposito dell’architettura tradizionale è da considerare che:
  • le esigenze della gente non erano quelle di oggi; oggi climatizziamo interi edifici, mentre solo pochi secoli fa, anche i benestanti, si accontentavano spesso di un unico ambiente che offrisse le condizioni termiche desiderate; in inverno, i signori portavano pesanti pellicce anche nei loro palazzi e castelli nei quali solo alcune stanze avevano un caminetto.
  • il combustibile principale era il legno che serviva anche a molti altri usi come la costruzione di edifici, navi e macchinario (i monti spogli dei paesi mediterranei riflettano questo millenario uso di legname); altre fonti di calore erano le persone stesse, nelle case contadine anche gli animali e non per ultimo l’illuminazione; le grandi sale di Versailles venivano riscaldate dalle persono stesse e dalle migliaia di candele accese durante i ricevimenti e le feste.
  • non esistevano mezzi meccanici che potevano distribuire il calore o l’aria fresca negli edifici, e quindi si dovevano sfruttare alcuni fenomeni termici come la salita dell’aria calda e la pressione del vento.
I più impressionanti esempi dell’antica tecnologia di climatizzazione sono le grandi terme, a Roma e altrove, edifici immensi, suddivisi in zone calde, tiepide e fredde, quelle calde dotate di grandi aperture esposte verso sud o sudovest, dotate di un complesso sistema di riscaldamento (ad ipocausto) che riscaldavano non solo l’acqua, ma anche il pavimento e i muri, in alcuni casi anche il soffitto e le volte. Dal punto di visto energetico e anche fisiologico questo sistema era più efficiente rispetto ai nostri odierni sistemi. Il rendimento superava il 90 per cento e il calore veniva emesso per due terzi per radiazione e solo per un terzo per convezione.
 
Il declino dell’architettura climatica
 
La consuetudine di costruire in rapporto al sole e al clima locale ha subito un declino nel secolo appena trascorso, quando il petrolio e l’elettricità sono divenute energie economiche e disponibili ovunque; negli Stati Uniti già prima, in Europa dopo la Seconda Guerra mondiale. Di poter climatizzare gli edifici con gasolio, carbone, gas ed elettricità in modo da mantenere costante una temperatura di circa 20° C negli edifici, sia in estate sia in inverno e in qualsiasi luogo del mondo, era considerato un progresso e un’espressione di modernità. L’euforia durò assai poco, in Europa circa dagli anni cinquanta fino agli anni settanta. La prima crisi del petrolio ha suscitato un ripensamento, ma ormai dipendiamo ancora ampiamente dalle fonti energetiche non rinnovabili sia per la climatizzazione degli edifici, che per la mobilità motorizzata che insieme consumano circa il 90 per cento dell’energia primaria.
 
Al riguardo del declino dell’architettura climatica occorrono alcune precisazioni:
  • la tradizione, o il buon senso, di costruire secondo le esigenze imposte dalle condizioni climatiche, non è mai stata totalmente abbandonata; molti architetti hanno sempre continuato a progettare i loro edifici seguendo questa tradizione. Esempi famosi sono: le villette e scuole di Kaija e Heikki Siren degli anni ’50 in Finnland, la casa a Cave Creek nel deserto di Arizona di Paolo Soleri (1951), gli edifici degli anni ’50 e ’60 a Chandigar di Le Corbusier, gli edifici di Lucio Costa e di Oscar Niemeyer a Brasilia (anni ’50), la torre abitativa di Alvar Aalto a Brema (1958) e tanti altri. Credo che l’aspetto climatico di queste opere architettoniche non è stato mai abbastanza apprezzato dalla contemporanea critica architettonica, almeno non ho trovato riferimenti in merito né da Siegfried Giedeon, né da Christian Norberg-Schulz, né da Bruno Zevi.
  • la maggior parte degli edifici residenziali in Europa non sono climatizzati per tutto l’anno, ma solo riscaldati in inverno; i veri mangiatori d’energia sono gli alti palazzi a torre che incontriamo nei centri metropolitani, edifici che sono inutilizzabili senza la corrente elettrica. Degli esempi fanno parte anche le famose torri residenziali al Lake Shore Drive a Chicago di Mies van der Rohe costruite negli anni 1950-51.
  • Non solo le condizioni climatiche variano da luogo a luogo, ma anche le abitudini e i valori della gente e anche queste abitudini sono importanti per l’architettura. Ciò che viene inteso come benessere termico non è lo stesso in tutti i paesi; le temperature che si mantengono nelle abitazioni dell’Europa settentrionale ed orientale in inverno sono di solito più alte di quelle considerate convenienti nei paesi mediterranei.
Gli inizi della moderna architettura solare
 
La moderna architettura solare o climatica non è una figlia delle crisi del petrolio degli anni settanta, come molti pensano, queste crisi hanno solo portato a una rivalutazione delle risorse energetiche. Già prima della Seconda Guerra mondiale, nel 1939, è stata costruita dal Massachussetts Institute of Technology (MIT) una modesta casa solare con due stanze, un laboratorio destinato a sviluppare metodi di calcolo del rendimento dei collettori solari con i quali l’intero tetto del fabbricato era coperto. Le equazioni oggi usate per il calcolo del rendimento dei collettori solari risalgono a quell’esperimento.
 
Altre case solari a titolo sperimentale sono state costruite negli Stati Uniti negli anni quaranta e cinquanta, sperimentando finestre a doppio vetro, accumulatori di calore di vario genere (verticali, orizzontali, in cemento e muratura e serbatoi d’acqua). Un muro accumulatore è stato sviluppato e sperimentato, nel 1967, in una casa a Odeillo nei Pirenei, dall’ingegnere francese Trombe dal quale prende il nome e dall’architetto Jacques Michel.
Tra i primi esempi europei incontriamo:
  • la stazione di astrofisica di Capri (1960), realizzata per iniziativa dell’Accademia Svedese delle Scienze (30 m2 di collettori per 180 m2 calpestabili, serbatoio d’acqua 300° litri)
  • la casa “Energia zero” costruita nel 1976 a Lingly (Danimarca, architetto Peter Harboe) per iniziativa dell’Università di Danimarca (riscaldamento solare 45-50%)
  • la scuola professionale di Nera Montoro (Terni), progettata e costruita nel l977 dall’architetto Mario Scheichenbauer
Lo stato attuale dell’architettura solare
 
La motivazione per costruire edifici a basso consumo energetico ed edifici passivi non è più solo la preoccupazione che le risorse di petrolio e di metano possano esaurirsi nei prossimi decenni. Molto importante è diventato oggi il preoccupante cambiamento climatico a causa del crescente effetto serra provocato principalmente dall’aumento di CO2 nell’atmosfera. Il CO2 si forma in ogni processo di combustione e quindi la riduzione di questi processi è diventata imperativa. Un contributo alla diminuzione di questi processi è la costruzione di edifici solari che necessitano poca energia non rigenerabile.
 
L’attuale architettura solare non segue un unico concetto. Da una parte essa fa capo alle esperienze dell’architettura climatica tradizionale e, dall’altra, si basa su metodologie sviluppate per gli edifici solari sperimentali costruiti negli ultimi 50 anni e sulla tecnologia moderna. Dell’architettura solare moderna fanno parte case unifamiliari costruiti in laterizio, in terra cruda o con balle di paglia, nonché edifici di alta tecnologia costruiti in acciaio cromato e dotati di finestre speciali e complessi sistemi di regolazione.    
 
Ciò che gli edifici solari moderni hanno in comune con gli edifici tradizionali sono l’orientamento verso sud e grandi masse inerti che possono accumulare il calore. Ciò che li distingue dagli edifici tradizionali sono l’efficace isolamento termico, l’assenza di ponti termici, infiltrazioni d’aria fredda molto ridotte, ventilazione controllata con recupero di calore, illuminazione naturale ottimizzata, impianti ausiliari a basso consumo energetico.
 
Raramente gli edifici solari moderni sono climatizzati esclusivamente in maniera passiva, cioè senza ausilio di apparecchiature. I sistemi adottati sono di solito ibridi, già perché gli apporti solari non coprono in tutti i giorni dell’anno il fabbisogno energetico richiesto.
 
Indispensabili per un razionale uso passivo dell’irradiazione solare sono un efficiente isolamento termico dell’edificio e masse che accumulano e mantengono più a lungo il calore.
 
Un edificio ben isolato termicamente è meno oggetto alle escursioni della temperatura esterna e questa condizione permette di coprire fino all’80 per cento del fabbisogno energetico tramite gli apporti solari attraverso le finestre. A questo punto diventa facile di coprire il fabbisogno energetico residuo tramite sistemi attivi quali stufe, sistemi di ventilazione, pompe di calore, collettori solari e pannelli fotovoltaici. In queste condizioni questi sistemi diventano interessanti anche dal punto di vista economico perché possono essere di bassa potenza.
 
La moderna architettura solare può impiegare nuovi materiali e tecnologie che prima non esistevano: materiali termoisolanti trasparenti, vetri speciali (atermici), schermature fisse e mobili, collettori solari ad alto rendimento, pannelli fotovoltaici, sistemi di recupero di calore, ventilazione forzata, sistemi di regolazione. Il razionale impiego di questi materiali e tecnologie richiede una progettazione molto accurata. Il problema principale della progettazione di edifici solari consiste nell’ottimizzazione dei parametri fisiologici, energetici, tecnici ed economici. L’obiettivo non è solo quello di ridurre il fabbisogno energetico, ma anche di garantire un’alta qualità abitativa e di costruire edifici a costi concorrenziali.  Alcuni degli elementi impiegati nella costruzione di edifici solari a basso consumo energetico sono ancora costosi e se il costo di questi edifici supera sensibilmente il costo dell’edilizia normale questi edifici non vengono costruiti e quindi il risparmio energetico a livello mondiale rimane un sogno.
 
L’ottimizzazione di un’opera di architettura solare richiede un’accurata progettazione che include:
  • una chiara determinazione degli obiettivi progettuali, cioè degli obiettivi funzionali, energetici, fisiologici, ecologici ed economici; questi obiettivi possono essere modificati man mano che il progetto acquista concretezza;
  • l’acquisizione dei dati climatici e ambientali (posizione geografica dell’edificio, apporti solari al metro quadrato di superficie, nuvolosità, temperature medie mensili, temperature massime e minime, vegetazione presente sul sito, elementi ombreggianti, ecc.
  • lo sviluppo di differenti varianti progettuali
  • la valutazione delle varianti progettuali allo scopo di individuare la soluzione più conveniente dal punto di vista energetico, ecologico ed economico; a questo fine è necessario la stesura di un bilancio energetico (o ecologico) per ogni variante di progetto;
  • la progettazione dei sistemi tecnologici (termoidraulica, illuminazione, regolazione) congiuntamente alla progettazione architettonica; non è possibile progettare prima la parte architettonica e poi quella impiantistica.
Per questo motivo la progettazione di edifici solari a basso consumo energetico e di edifici passivi implica una stretta collaborazione tra architetto e specialisti (fisici, ingegneri, ecologi) e con le imprese esecutrici già nelle prime fasi della stessa.
 
Come si vede, la progettazione di edifici solari a basso consumo energetico non si fonda su semplice ricette e convinzioni, bensì su calcoli e simulazioni. Da tenere conto è anche il fatto che l’architettura solare moderna è stata sviluppata in gran parte nei paesi “freddi” (Scandinavia, Europa centrale, Canada, USA) e i manuali e le pubblicazioni specialistiche in materia si riferiscono in maggior parte a condizioni climatiche diverse da quelle che incontriamo nel Mediterraneo e più a Sud. Nei paesi nordici il problema più risentito è quello del riscaldamento invernale, mentre nei paesi mediterranei il problema della refrigerazione estivo riveste uguale rilevanza.
 
Oggi si parla in Italia del diritto al sole e si propongono elementi come le serre solari come se fossimo in un paese scandinavo dove il clima è più freddo e la radiazione solare più debole. I risultati sono spesso deludenti. In regioni con un clima mite gli edifici solari sono però realizzabili con meno oneri rispetto al Nordeuropa, non c’è bisogno di un isolamento termico così forte (30-40 cm) e di serre solari; già a poca profondità del suolo incontriamo temperature abbastanza alte costanti per tutto l’anno. Questo è un vantaggio che può essere sfruttato sia per il riscaldamento che per la refrigerazione estivo. Occorre quindi sviluppare un’architettura solare adatta ai paesi mediterranei, per esempio nell’ambito dei relativi programmi dell’UE ai quali i paesi mediterranei hanno finora partecipato molto raramente.
 
La progettazione di edifici solari a basso consumo energetico è oggi facilitata dalla disponibilità di specifici software che sulla base dei parametri di progetto (Input numerico, grafico, tabelle) forniscono in tempo reale i risultati ottenuti (guadagni energetici solari, temperature interne, surriscaldamento estivo, illuminazione naturale, flussi d’aria, consumo energetico residuo, costi, ecc.). Questi software sono di due tipi: programmi generali che permettono all’architetto, che già possiede conoscenze dell’architettura solare, di sviluppare progetti di massima e software specialistici destinati agli specialisti..
 
La realizzazione di migliaia di edifici solari passivi nell’Europa centrale, avvenuta negli ultimi venti anni ha potuto dimostrare che questi edifici possono essere costruiti a prezzi paragonabili a quelli che corrispondono alle più recenti normative sul risparmio energetico.  I costi d’investimento sono sì più alti, ma i costi aggiuntivi vengono di solito recuperati già nei primi dieci anni dell’esercizio. Per questo motivo, e anche in considerazione dei crescenti prezzi del petrolio e del metano, è da prevedere che lo standard energetico di questo tipo di edificio solare sia lo standard del futuro.
Perugia, agosto 2000/Porto Mantovano, luglio 2009
Uwe Wienke, architetto SIA
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