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ARCHITETTURA
ECOLOGICA |
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Nancystrasse Karlsruhe
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Un progetto urbanistico ecosostenibile
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140 unità abitative di differente taglio per
416 abitanti (persone singole, famiglie,
anziani, comunità) su un’area di 26.700 m2 (inclusi
vie pedonali, stagno, ecc.).Una
superficie utilizzabile di 15.700 m2,
il cui 10% è riservato a locali di
destinazione terziaria (attività ecologiche,
uffici, negozi, ristorante “bio”) e il 3% ad
attività collettive (asilo per bambini,
ecc.). Edifici passivi da 2,5 a 4,5 piani,
di differente tipologia architettonica (case
a schiera, maisonettes, CoHousing).
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Solo 36 posteggi (0,3/UA) per automobili, di
cui alcuni riservati all’asilo, agli uffici
e ai negozi, ma è previsto il CarSharing.
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Una centrale di cogenerazione alimentata con
biomassa che, oltre a fornire l’acqua calda
sanitaria e per il riscaldamento, copre
anche una parte del fabbisogno elettrico.
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Servizi igienici sottovuoto per risparmiare
acqua, nelle abitazioni sono previsti. Un
impianto di fitodepurazione per le poche
acque reflue.
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Edifici con pareti composte da doghe di
legno accatastate (Brettstapelbauweise) e
con un isolamento termico di fibre di
canapa e fiocchi di cellulosa.
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Pianta del Quartiere |
"A pattern language" |
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Edifici che sfruttano l’energia solare in
maniera passiva e attiva. A questo scopo è
stato studiato l’ombreggiamento degli
edifici durante le varie stagioni e ore del
giorno. La simulazione ha consentito di
ottimizzare l’orientamento degli edifici.
Sui tetti e sulle facciate sono previsti
collettori solari e pannelli fotovoltaici.
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Queste sono le principali proposte di un
progetto per un quartiere sostenibile da
realizzare a Karlsruhe (Germania), sull'area
di un ex campo sportivo; un quartiere solare
senza automobili, integrato nella rete delle
piste ciclabili della città. di Karlsruhe
(Germania). Il progetto è stato elaborato da
un gruppo di studenti di architettura in
collaborazione con l’"Iniziativa
Architettura e Sostenibilità",
un’associazione che si occupa di edilizia
ecologica.
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Base della progettazione è stata
un’inchiesta tra i soci dell'associazione e
tra molte altre persone interessate ad
abitare in un quartiere ad indirizzo
ecologico.
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L’idea fondamentale è stata quella di
progettare un quartiere urbano senza auto.
Possedere un'automobile comporta alti costi
fissi e poi un tipo di automobile non si
presta a tutti gli usi. Un’automobile di
taglio medio è troppo grande per il
trasporto di un’unica persona tra abitazione
e luogo di lavoro, ma è spesso troppa
piccola per trasportare tutta la famiglia in
vacanza. Il progetto prevede pertanto che,
in caso di necessità, gli abitanti possano
noleggiare il veicolo più adatto. Si è
calcolato che vivere senza auto, ma
percorrere annualmente lo stesso tratto di
13.000 km in treno, tram, bus, car-sharing,
taxi, bicicletta, a piedi e trasportare
oggetti ingombranti, significa risparmiare
mensilmente circa 75 - 150 Euro, e anche
più; considerando che il risparmio sarebbe
di 1.500 Euro/mese in caso di una Mercedes
600S.
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Il progetto prevede pertanto solo 36
parcheggi, invece dei 140 richiesti dal
regolamento urbanistico. Ciò significa
evitare la costruzione di circa 100
parcheggi che avrebbero dovuto essere
realizzati solo con la costruzione di
un’autorimessa interrata, ad un costo
d’investimento di 100 x 20.000 Euro = 2
milioni di Euro. I soldi risparmiati
potranno essere investiti in altri servizi,
per esempio abbassando il prezzo delle
abitazioni in modo tale che anche famiglie
con un reddito modesto possano acquistarne
una.
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Trattandosi di un progetto urbanistico,
l'attenzione dei progettisti si è
concentrata soprattutto sugli spazi pubblici
seguendo la teoria „A pattern language“
(italiano: „un linguaggio di disegno“) di
Christopher Alexander. Secondo questo
approccio, gli spazi aperti in un quartiere
residenziale non dovrebbero essere più
larghi di 15- 18 metri. Questa distanza
consente ancora la comunicazione delle
persone a voce e a gesti. I locali abitativi
a piano terra esposti alla vista di altri
devono avere questa distanza minima,
affinché sia garantita la privacy degli
abitanti.
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Il concetto urbanistico prevede inoltre un
massimo di partecipazione dei futuri
abitanti, che dovrebbero avere l’opportunità
di intervenire nella progettazione della
propria abitazione.
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Un particolare del progetto è un bilancio
ecologico per l’intero quartiere, eseguito
dall’architetto Holger Wolpensinger
nell’ambito della sua tesi di laurea. In
passato, la metodologia del bilancio
ecologico è stata applicata solo a prodotti,
processi di produzione e a singoli edifici,
ma mai, prima d’ora, ad un intero quartiere.
Per poter valutare il progetto dal punto di
vista della qualità ambientale, sono stati
analizzati e valutati tre scenari:
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1. -
il caso convenzionale che si basa sui dati
statistici attuali;
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2. -
il
caso migliore (best-case) che si ha quando
vengono sistematicamente sfruttate tutte -
le nozioni derivanti dalle esperienze fatte
con altri quartieri ecologici;
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3. -
il caso peggiore (worst case) che si ha
quando avvengono grandi sprechi di risorse.
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Per tutti e tre gli scenari è stato eseguito
un bilancio ecologico che non si limita
solamente agli aspetti urbanistici ed
edilizi, ma include anche la mobilità e lo
stile di vita degli abitanti.
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- Per quanto
riguarda gli edifici, nel bilancio ecologico
si è tenuto conto dei seguenti parametri:
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- - sistema
costruttivo: confronto di una costruzione in
muratura e cemento armato con un’altra in
legno;
- - consumo
d’energia primaria (CEP) nella costruzione
di un’autorimessa sotterranea;
- - CEP dei
materiali da costruzione inclusi i relativi
trasporti;
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tipologia architettonica degli edifici
(villetta, palazzo residenziale, edificio
compatto);
- - CEP per
il riscaldamento e la produzione d’acqua
calda sanitaria;
- - CEP
derivante dai consumi elettrici; Efficienza
dell’isolamento termico;
- - CEP
legato all’approvvigionamento d’energia e d’acqua.
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I risultati più importanti dei bilanci sono
i seguenti:
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Secondo le statistiche ufficiali, ogni
europeo consuma mediamente 45.000 kWh di
energia primaria all’anno, di cui 39.000 kWh
sono determinati dalla tipologia urbanistica
ed architettonica e dallo stile di vita. Lo
scenario “caso migliore” dimostra che
sarebbe possibile ridurre i consumi
energetici nella misura del 75 per cento, e,
di conseguenza, quello del GWP 100 (Global
Warming Potential delle emissioni di CO2
ed equivalenti in 100 anni) dell’80 per
cento. Questa riduzione è realizzabile con
l’attuazione di tutte le misure di risparmio
di cui oggi disponiamo.
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Gli elementi edilizi che offrono il maggiore
potenziale di risparmio d’energia primaria
sono il riscaldamento e l’approvvigionamento
energetico. I consumi di energia primaria
possono essere notevolmente ridotti con la
costruzione di edifici a basso consumo
energetico e di edifici passivi e con la
produzione di calore tramite una centrale di
cogenerazione alimentata con energie
rinnovabili (per esempio biomassa). Altri
potenziali di risparmio energetico li
offrono i consumi elettrici e quelli per la
produzione d’acqua calda.
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L’energia primaria contenuta nei materiali
da costruzione acquista particolare
rilevanza nel caso di edifici passivi, dove
incide su 2/3 del ciclo di vita. In questo
caso può essere conveniente l’uso di
materiali ottenuti con poca energia
primaria, quali legno, gasbeton e terra
cruda. Sfruttando tutte queste possibilità,
sarebbe possibile avvicinarsi ad uno
standard di emissioni ZERO.
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Si è calcolato che la costruzione con
elementi lignei richiede solo la metà
dell’energia primaria di una costruzione in
laterizio e cemento armato. L’energia
necessaria per lo scavo e i trasporti dei
materiali a breve percorrenza è normalmente
poca e non incide molto sul bilancio
energetico, ma il trasporto a lunga
percorrenza può essere invece molto
rilevante, come, per esempio, il trasporto
di elementi prefabbricati in cemento armato
a una percorrenza di 500 km o quello di una
casa prefabbricata di legno proveniente da
un paese scandinavo (2000 km).
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La qualità ecologica di un quartiere
residenziale non dipende solo
dall’efficienza energetica degli edifici e
pertanto, nei bilanci ecologici, sono stati
analizzati anche la mobilità e lo stile di
vita degli abitanti. Per quanto riguarda
quest’ultimo fattore, lo studio ha potuto
evidenziare che il consumo d’energia
primaria può essere notevolmente ridotto
qualora gli abitanti adottino
un’alimentazione ecologica. Se gli abitanti
dovessero cambiare dieta e consumare solo
prodotti bioagricoli stagionali e locali e
mangiare meno carne e latticini, essi
potrebbero risparmiare tanta energia quanta
se ne risparmia trasferendosi da un edificio
a basso consumo energetico ad un edificio
passivo.
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Nell’ambito del bilancio ecologico è stato
anche analizzato uno scenario in cui gli
abitanti seguono uno stile di vita normale,
usano i mezzi pubblici per gli spostamenti
in città e abitano in edifici passivi dotati
di un efficiente sistema energetico che
produce, da fonti rinnovabili, più energia
di quella che si consuma negli edifici. Gli
abitanti usano il surplus d’energia per gli
spostamenti con la propria automobile.
Questi abitanti hanno però l’abitudine di
trascorrere le ferie in paesi lontani e
quindi usano l’aereo più della media.
Nonostante l’efficienza energetica delle
abitazioni e una mobilità esemplare, il
consumo d’energia primaria pro capite di
questi abitanti supera quello medio rilevato
dalle statistiche ufficiali a causa dei loro
viaggi in aereo.
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Consumo medio pro capite in
kWh/a |
39.200 |
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di cui: |
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Riscaldamento, acqua calda |
800 |
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Trasporti |
1.900 |
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Alimentazione, abbigliamento,
altri consumi |
16.800 |
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Viaggi in aereo |
19.700 |
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Un altro tipo di abitante è quello che
conduce una vita ecologica, consuma solo
prodotti naturali, viaggia poco in
automobile, ma vive in una casa che ha
un isolamento termico insufficiente ed è
riscaldata da una normale caldaia a gas.
Questo cittadino consuma solo la metà
dell’energia primaria rispetto ad un
cittadino normale, ma potrebbe
risparmiarne ancora di più se la sua
casa fosse termicamente isolata e il 70
percento dell’energia consumata non vada
sul conto del riscaldamento.
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Il bilancio ecologico è
quindi un ottimo strumento per scoprire
le potenzialità di risparmio energetico
in molti settori e per quantificare
singoli impatti ambientali. Sono oggi
disponibili vari software che consentono
di calcolare questi bilanci con relativa
facilità nel corso della progettazione.
Nell’ambito della citata tesi di laurea,
l’architetto Wolpensinger ha utilizzato
due software. Uno si chiama
SIRADOS-LEGOE e consente una previsione
dei costi di costruzione e di esercizio
(manutenzione, pulizia), dei consumi
energetici, della demolizione e dello
smaltimento/riciclo dei rifiuti,
dell’impatto ambientale e della qualità
abitativa. Il secondo software è il
WinMobil dell’Umwelt- und Prognose
Institut (UPI) dell’Università di
Heidelberg che consente la valutazione
dei costi e degli impatti della
mobilità.
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Internet:
www.nancystrasse.oekosiedlungen.de
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MiniWatt
Dossier |
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Progettazione di:
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Edifici passivi
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Edifici a basso consumo energetico
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Edifici a consumo energetico zero
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SEDE OPERATIVA: 20053 MUGGIO' -
Via
Pavia 10
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Telefono
039.21 444 73 - FAX 02.700 516 592
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