Vendita degli immobili nel territorio UE e riqualificazione energetica

riqualificazione energetica

Nuovi paletti per le vendite entro il 2030? Le ipotesi

Una delle ultimissime novità relative al mondo della riqualificazione energetica, arriva direttamente da Bruxelles e, anche se ancora resta confinata nel campo delle ipotesi, è destinata a far discutere.

Tra le varie proposte arrivate in Commissione europea, ve ne è allo studio una che prevedrebbe, dal 2030, l’obbligo di effettuare interventi di riqualificazione energetica per l’immobile di cui si è proprietari, se si è interessati a venderlo.

Gli interventi dovranno essere ritenuti congrui con il livello di efficienza energetica che quell’edificio ha la possibilità di raggiungere.

Si tratta di una delle tante possibilità messe in campo per cercare di ridurre le emissioni nell’ambiente esterno (ricordiamo che il consumo energetico nelle abitazioni influisce in misura molto importante alle emissioni totali di Co2, fino ad oltre il 60% del totale!).

decarbonizzazione gas

I provvedimenti che si andranno a studiare saranno aggiunti a quelli sul riassorbimento della Co2 in terreni agricoli ed industriali, oltre a quelli ben noti sulla decarbonizzazione del settore del gas, che purtroppo sta comportando nell’immediato un aumento dei prezzi sulle bollette energetiche (mai come negli ultimi mesi così ritoccate verso l’alto).

Si parla di possibili aumenti per Gennaio 2022 pari al 50% per la luce e del 25% per il gas, che potranno essere calmierati solo con un intervento governativo, ma che purtroppo porterà ad un incremento medio per famiglia di oltre 1100 euro rispetto ad appena 12 mesi fa!

Far si che gli immobili di tutto il territorio dell’Unione attestino un sensibile miglioramento in termini di consumi energetici è certamente un obiettivo ambizioso e, per certi versi, difficile da realizzare, soprattutto considerando quanto grande è il numero di case che si trovano attualmente in ultima o penultima classe energetica.

Parte di questa proposta dovrebbe prevedere un obbligo di riqualificazione per edifici pubblici da vendere in classe G, che dal 2027 dovrebbero aumentare almeno di una classe per poter essere venduti (passando quindi almeno in classe F), per poi ritrovarsi nel 2030 con almeno un ulteriore salto di classe (ossia la E).

Per quanto riguarda gli edifici residenziali questi stessi paletti verrebbero spostati di 3 anni, quindi 2030 per il salto da G ad F e 2033 per l’ulteriore salto da F ad E.

Questi costi sostenuti per queste riqualificazioni dovrebbero entrare successivamente nel contratto di vendita.

Per cercare di incentivare le operazioni si stanno studiando delle particolari leve, come quella del credito o l’intervento diretto di società elettriche ed energetiche, che andrebbero ad assumersi il finanziamento iniziale.

La situazione in Italia e le prime opposizioni

Ovviamente stiamo ancora ragionando per ipotesi, non vi è nulla di certo all’orizzonte, se non che si sta cercando di porre dei correttivi pensando ad un quadro che vede le emissioni nell’ambiente sempre troppo elevate rispetto a quanto ci possiamo permettere.

Considerando che l’intero settore delle vendite immobiliari verrebbe messo a dura prova da quelli che sono dei veri e propri paletti, ci sono già le prime levate di scudi alla proposta, come quella di Confedilizia.

L’organizzazione storica, che si occupa di tutte le tematiche relative al mondo della casa, ha da subito fatto intendere di essere contraria a questa possibilità, perché andrebbe a ledere il diritto dei proprietari di immobili di poter liberamente effettuare una vendita, dovendosi vincolare a lavori di riqualificazione.

In realtà tutto quello che può spingere/incentivare a migliorare le prestazioni energetiche degli immobili (con particolare riferimento a quelli vecchi di almeno 30 o 40 anni) dovrebbe essere visto positivamente.

Siamo ormai abituati a vivere in case che consumano troppa energia per funzionare normalmente, con spese in bolletta energetica che diventano sempre più importanti.

In particolare riscaldamenti e condizionatori vengono utilizzati in misura sempre maggiore, soprattutto perché si hanno elevati livelli di dispersione termica, causa scarsa coibentazione interna.

Il problema delle dispersioni non lo scopriamo di certo oggi, moltissimi edifici ne soffrono, sprecando quanto di buono prodotto dai sistemi di riscaldamento e raffreddamento, e lasciando in poco tempo la casa con temperature troppo calde ed umide o troppo fredde, a seconda della stagione di riferimento.

Pensate che le dispersioni termiche possono avvenire anche in punti dove meno ci si aspetta: un caso emblematico è quello delle intercapedini di vecchi edifici, che spesso risultano realizzate con un vuoto interno parecchio importante.

E’ chiaro che dove è presente un vuoto possono generarsi correnti d’aria, oltre che fenomeni di dispersione termica anche importante nella parete in questione.

La cosa migliore da fare in questi casi è quella di isolare opportunamente la zona, con interventi ad hoc (uno dei migliori materiali per l’isolamento termico segnaliamo l’uso di schiume ad alta densità, che consentono di riempire interamente i vuoti in esso presente).

Conclusioni

E’ quindi tempo di porre dei correttivi, anche perché le spese in materia energetica tenderanno ad aumentare sempre più, come visto con i recenti aumenti, se in più mettiamo che l’edificio in questione non sa garantire un adeguato benessere termico e mantenerlo nel tempo, la frittata è fatta.

Quindi si comprendono le perplessità e molto ci sarà ancora da studiare, ma l’importante è cercare di accogliere queste novità anche in termini positivi, considerando quanto bisogno c’è, soprattutto oggi, di riqualificare le nostre vecchie case sotto tutti i punti di vista.

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