La luce LED è pericolosa per la salute?

L’utilizzo delle lampade con luce LED (acronimo dell’inglese Light-emitting diodes, diodi ad emissione di luce) ha registrato negli ultimi anni un incremento, sia per uso esterno che per uso  interno, per via di palesi vantaggi  come l’elevata efficienza luminosa. L’aumento della loro diffusione porta inevitabilmente al porsi interrogativi su eventuali danni legati al loro impiego.

Cerchiamo allora di capire se l’esposizione alla luce LED è dannosa per la nostra salute.

La luce a LED fa male alla salute?

Premettiamo che la luce LED non contiene sostanze tossiche diversamente dalla alternative presenti (lampadina ad incandescenza, tubo fluorescente o neon , lampadina a risparmio energetico, lampada alogena ), quindi mettendo sulla bilancia pro e contro dell’illuminazione a LED, possiamo vedere che l’ago della bilancia pende a favore dei vantaggi.

Certo, dipende dal tipo di esposizione, se si parla di un’esposizione moderata e “di buon senso” la risposta è no, la luce LED non fa male alla salute. Ma è doveroso fare delle precisazione rimandando la risposta al Ministero della Salute che si è espresso a proposito.

Quello che dice il Ministero della Salute

Sull’argomento è intervenuto il 27 aprile scorso l’ex-ministro della Salute, Ferruccio Fazio evidenziando che:“rispetto ad altre tipologie di lampade, quali le lampade ad incandescenza o altre sorgenti di impiego più recente come le lampade alogene e le lampade compatte a fluorescenza (anche dette “a basso consumo”), le lampade a LED presentano alcune caratteristiche particolari dal punto di vista dei possibili rischi per la salute. Esse sono infatti caratterizzate:

  1. da un’elevata radianza (una misura della “brillantezza” della sorgente) dovuta alle dimensioni molto ridotte della superficie emissiva;
  2. da uno spettro di lunghezze d’onda fortemente spostato verso la regione blu dell’intervallo spettrale del visibile.”

Queste caratteristiche potrebbero  aumentare  la probabilità di abbagliamento, consistente in una riduzione della funzionalità visiva, che può essere di due tipi:

  1. abbagliamento debilitante
  2. abbagliamento fastidioso

e potrebbe anche aumentare la possibilità di rischio di danni alla retina di natura fotochimica.

Per quanto riguarda la funzionalità visiva occorre precisare che “l’abbagliamento debilitante” è una condizione reversibile che di per sé non costituisce un danno per la salute, ma tuttavia può implicare “rischi indiretti per la sicurezza per via della possibilità di incidenti”.

Al contrario “l’abbagliamento fastidioso” è una condizione che, “se protratta per lunghi periodi, può essere causa di stress, difficoltà di concentrazione, affaticamento visivo”.

La Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti (ICNIRP) ha diffuso delle linee guida (recepite nella direttiva 2006/25/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 aprile 2006) che stabiliscono quelli che sono i limiti di esposizione per la prevenzione dei rischi per la salute connessi alle esposizioni alle radiazioni ottiche, ivi compresi i danni da luce blu.

Il ministero della Salute intende approfondire l’aspetto tecnico-regolamentare affinché in Italia vengano applicate raccomandazioni analoghe a quelle indicate dall’Agenzia nazionale francese per la sicurezza sanitaria (ANSES) nel suo Rapporto “Effets sanitaires des systèmes d’éclairage utilisant des diodes électroluminescentes (LED)”, pubblicato nell’ottobre 2010.

Quello che dice l’agenzia francese ANSES

Tra i risultati ottenuti dal gruppo di lavoro, pubblicati nel sopracitato rapporto dell’ANSES “Effets sanitaires des systèmes d’éclairage utilisant des diodes électroluminescentes (LED)” dell’ottobre 2010, di particolare interesse sono i seguenti punti:

Rischi connessi ad una luminanza troppo elevata

Secondo i dati riportati dal gruppo di lavoro esiste un concreto rischio di abbagliamento in quanto  alcuni LED di un solo watt di potenza disponibili per l’utilizzo domestico generano luminanze superiori a 10 milioni di candele al metro quadrato, quando una luminanza di sole 10.000 candele al metro quadrato è già generalmente considerata fastidiosa.

Rischi connessi alla luce blu

Le lampade LED bianche producono una luce che può tendere più al blu (colori freddi) o al rosso (colori caldi). Questo perché non esiste un bianco “puro” universale. In gergo tecnico si parla di temperatura del colore delle lampade led. Le lampadine che emettono luce bianca più tendente al blu sono più dannose.

Alcuni membri del gruppo di lavoro ha classificato delle lampade LED normalmente commercializzate secondo la già citata norma europea EN 62471:2008 che suddivide i seguenti gruppi di rischio:

  • gruppo 0 (esente da rischi)
  • gruppo 1 (rischio basso)
  • gruppo 2 (rischio moderato)
  • gruppo 3 (rischio elevato)

E’ emerso che alcuni dispositivi LED utilizzati molto comunemente, anche per l’illuminazione, appartengono al gruppo 2 a causa degli elevati valori di radianza ponderata secondo lo spettro d’azione del danno da luce blu

Individui della popolazione particolarmente a rischio

Sono inoltre state identificate categorie di persone particolarmente a rischio soprattutto per particolari caratteristiche oftalmiche che le rendono maggiormente sensibili al danno e cioè:

  • i bambini (il cui cristallino, soprattutto prima degli 8 anni di età, filtra poco la luce blu),
  • le persone prive del cristallino naturale
  • persone affette da alcune patologie retiniche
  • chi assume farmaci fotosensibilizzanti

Tra i più esposti ci sono i lavoratori addetti in particolari settori di attività, gli installatori di impianti per l’illuminazione, i lavoratori dell’industria dello spettacolo, gli addetti ai controlli di qualità in particolari industrie, il personale di sala operatoria, gli addetti alla fototerapia, gli addetti a particolari trattamenti estetici.

Questi studi hanno portato a delle raccomandazioni, cioè:

  1. limitare la possibilità di mettere sul mercato lampade a Led ad uso domestico, o comunque accessibili alla popolazione generale
  2. i fabbricanti dovrebbero ideare dei sistemi che impediscano la visione diretta del fascio luminoso emesso dai Led, al fine di evitare i rischi connessi all’abbagliamento
  3. proteggere in modo specifico i bambini e le altre categorie particolarmente sensibili al rischio (anche con appositi divieti)
  4. definire mezzi di protezione adeguati per i lavoratori particolarmente esposti;
  5. prevedere un’etichettatura relativa alle caratteristiche dei LED, in particolare il gruppo di rischio, anche ai fini dell’informazione per i consumatori
  6. nel caso di gruppo di rischio superiore a 0, valutare una distanza di sicurezza oltre la quale non è presente un rischio fotobiologico, e notificarla in maniera leggibile ai consumatori

In conclusione, con le dovute precauzioni si può affermare che le lampade LED non sono dannose per la salute. Eventuali danni sono a carico dell’apparato visivo ma con le giuste precauzioni e con la corretta esposizione i soggetti non a rischio non hanno nulla da temere.

Per ulteriori approfondimenti:

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Sindispr&leg=16&id=553936

 

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